Come Dividere l'Equity in una Startup: La Guida ai Rapporti tra Founder
Come suddividere le quote societarie della tua startup nel modo più corretto per evitare liti e non spaventare gli investitori.

Una delle conversazioni più delicate, silenziose e spesso cariche di tensione per i nuovi fondatori di una startup riguarda la divisione dell'equity (le quote societarie). In un ecosistema sempre più maturo come quello italiano, sbagliare sin dall'inizio nell'assegnazione delle fette dello "smart-pie" può innescare problemi insanabili e allontanare fondi speculativi ancor prima di iniziare.
Perché la divisione errata dell'equity distrugge una startup
Ci si imbatte molto spesso in storie in cui l'"ideatore originale" (il founder con l'idea brillante) esige l'80% delle quote societarie, mentre al CTO o sviluppatore offrie appena un modesto 5-10%. Sebbene un tempo questo paradigma andasse molto forte (specie tra manager corporate non abituati al mercato agile), oggi questa mentalità è tossica e controproducente.
Perché? Semplicemente perché nei primi 3-5 anni di vita di un progetto, il contributo tecnico, lo sviluppo del prodotto, e il tempo investito valgono infinitamente di più del concetto generato in una decina di ore d'ispirazione. Se un socio cruciale, ad esempio chi realizza di fatto l'app Mobile o la piattaforma SaaS, percepisce che la sua proprietà è trascurabile, perderà rapidamente ogni tipo di motivazione, in particolare non appena arriveranno i primi inevitabili insuccessi finanziari o stress emotivi.
Fare la divisione 50-50: il falso amico del fondatore
Sull'onda dell'entusiasmo, specialmente in Italia, la forma più comune di accordo per l'equity in un team da due è la 50-50. Si crede che garantisca equità morale. Ebbene: gli investitori detestano il 50-50.
Le obiezioni mosse per questa scelta riguardano primariamente il potere decisionale (lo stallo). Nelle dinamiche aziendali i disaccordi sono all'ordine del giorno (assumiamo un nuovo sviluppatore? spendiamo su Google Ads o Facebook? pivot o si insiste?). Se il team possiede il controllo perfettamente asimmetrico (50% e 50%), le decisioni rischiano di prolungarsi all'infinito portando uno stallo burocratico aziendale letale.
La Soluzione dei fondi speculativi (VC) e dei giuristi:
Si suggerisce di applicare sempre logiche strutturate quali l'accordo 51-49 (o 49.9 contro 50.1). Un founder deve fungere da "Tie-breaker" assumendo il controllo ultimo. Ovviamente, se la squadra cresce a tre fondatori, dividere per 33-33-33 non crea stallo decisionale in sede di votazione. Restituire l'autorità alla persona che opera formalmente da CEO resta il modello per noi da perseguire.
Modelli e Criteri per Dividere i Ruoli
Su the Founder's Pie Calculator o frameworks popolari americani quali lo "Slicing Pie", si stabiliscono logiche ponderate per spartirsi la torta in base al rischio di capitale che si assume, il lavoro gratuito immesso e gli introiti potenziali. Eccoti delle considerazioni forti da operare congiuntamente per formare logiche ponderate sui tuoi colleghi che decidi di cercare per la startup in Italia.:
- L'Ideatore merita premio? Certo! Solitamente si oscilla al 5% o 8%. Niente strabilianti 50% di diritto preacquisito.
- Chi compie lavoro full-time e chi Part-time? Non vi è equivalenza. Mettere mano 40 ore/settimana denota che dovrete ricompensare e favorire maggiormente chi investe di base questo tempo vs. il consigliere part-time alle sole 10 settimanali.
- Chi finanzia la fase primordiale e prototipica? (Friend, Family, Fools...): Fornire fondi cash o garantire liquidità operativa si stima sempre al netto con premium d'uscita. Ciascuno apporto in cash si stima sui pre-seed italiani a multipli, perciò il versamento di €50k è equivalente a 5-10% netto sulle valutazioni primordiali.
- Rapporti personali e Soft Skills: Il CTO farà il salto nel buio lasciando le protezioni? Ha famiglia da mantenere? Anche sacrificarsi incide nel rischio. Chi prenderà stipendio basso vs chi si nega lo stipendio va valutato in questa logica.
Come prevenire catastrofi in futuro (Il Vesting/Cliff in Italia)
L'errore in assoluto top-tier da manuale di giurisprudenza startup è cedere Equity (quote statutarie) sin dal primo passaggio davanti dal notaio in forma definitiva. Se tu costituisci un SRL con un compagno e gli affidi il 45% ma dopo soli sei mesi quest'ultimo vi abbandona ritenendosi demotivato, egli avrà diritto illimitatamente a tutto l'operato per anni a venire su quel massiccio pacchetto azioni non diluito.
Questo blocca drasticamente eventuali raccolte capitalistiche (Gli Angels rifiutano accordi con SRL colmi di "zombie founder"). La cura a questa defaillance esiste fin da un decennio e si traduce legalmente in accordi pregressi: il Patto di Vesting con la sub-condizione in Italia spiegata all'interno del Founder's Agreement che spiegheremo nel blog post del quale continuerai a leggere. Un Cliff period di mesi ove non cedi azioni ed una logica su ratei di quote di tre 3/4 lustri è l'innovatività indispensabile ad impedire tutto ciò.
Conclusioni
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